Numeri drammatici, serve stabilità per restituire sicurezza al settore”

Il 2021 è stato un anno nero per i ristoranti pisani. A confermare i timori già espressi da imprenditori e operatori del settore sono i dati del rapporto della ristorazione Fipe Confcommercio, dove spicca la chiusura di 243 imprese di ristorazione di Pisa e provincia nell’ultimo anno. Il saldo peggiore a livello regionale, secondo solo a quello di Firenze, in un quadro che vede sparire complessivamente dalla Toscana quasi 1.000 attività.

“La lunga notte dei ristoratori non è ancora finita, e senza un intervento deciso e in grado di garantire stabilità al settore da parte del Governo i numeri sono purtroppo destinati a peggiorare” afferma il direttore di Confcommercio Provincia di Pisa Federico Pieragnoli. “Alle chiusure non sono seguiti interventi salvagente per i pubblici esercizi, nessuna moratoria, nessun alleggerimento fiscale e contributivo e ristori insufficienti. Gli interventi di alcune amministrazioni, come la cancellazione di imposte locali e la concessione di suolo pubblico, hanno solo in minima parte compensato l’assenza di politiche efficienti a livello nazionale”. Timori che aumentano dopo lo shock del 2022. “Quando sembrava intravedersi qualche spiraglio la guerra tra Russia e Ucraina e l’improvviso rialzo dei prezzi delle materie prime e dell’energia hanno fatto ricadere gli imprenditori del settore nella nebbia dell’incertezza. Se da Roma non arriva un’inversione di rotta il bilancio delle chiusure è destinato ad aumentare ogni anno, ed è quanto mai necessario intervenire subito, a partire dalla concessione della gratuità del suolo pubblico almeno fino alla fine del 2022 per garantire almeno un po’ di respiro alle imprese”.

“Questo è il conto che ci presentano pandemia, aumento dei costi di utenze, materie prime e svuotamento delle città” l’amaro commento della presidente ConfRistoranti Confcommercio Provincia di Pisa Daniela Petraglia. “Purtroppo sono numeri drammatici che rispecchiano la dura realtà di ogni giorno: oggi servono muscoli d’acciaio per resistere e tenere in piedi la propria attività. Ci aspettavamo questi dati dopo l’onda lunga del Covid alimentata dalle continue chiusure e riaperture a singhiozzo, dall’assenza di socialità e viaggi. Il saldo negativo che vede 158 imprese di ristorazione in meno rispetto al 2020 è solo parzialmente mitigato dalle 85 nuove aperture che dimostrano una discreta vivacità sul territorio, ma purtroppo per ogni ristorante che apre sono in tre a chiudere”.

A pesare sulle chiusure “la mancanza di turisti e visitatori, il continuo e persistente ricorso allo smart working, e nel caso specifico di Pisa la chiusura dell’Università. Il territorio vive prevalentemente di turismo e servizi, e se questi vengono a mancare il comparto della ristorazione, che a Pisa e provincia dà lavoro a più di 4.500 addetti, non può andare avanti”.

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