Non esiste convocare una commissione consiliare direttamente a Marina di Pisa, tanto più su un tema drammatico come l’attuale situazione, senza neppure invitare un interlocutore come Confcommercio, che, oltre a rappresentare la totalità delle imprese del litorale, lavora 24 ore su 24 per cercare di risolvere i problemi di imprese e cittadini”. E’ perentorio il direttore di Confcommercio Provincia di Pisa Federico Pieragnoli alla notizia della convocazione odierna della 3° Commissione consiliare, alle ore 15, presso un pubblico esercizio di Marina Pisa: “Una clamorosa sgrammaticatura istituzionale, che si è realizzata convocando con sms alcuni esercizi commerciali e bypassando completamente l’associazione di categoria di riferimento delle imprese del litorale, che rappresenta al proprio interno un direttivo costituito di imprenditori e lo stesso CCN di Marina di Pisa, oltre alla totalità degli stabilimenti balneari. La stessa associazione che lo scorso 7 novembre, a poche ore dalla mareggiata, ha convocato una assemblea che ha visto la partecipazione di oltre 300 persone e la presenza delle massime autorità regionali e locali. Una scorrettezza che non colpisce Confcommercio, ma tutte le innumerevoli imprese di Marina di Pisa che rappresentiamo. La stessa associazione che senza sosta sta istruendo le pratiche per i risarcimenti dei danni e che ogni giorno propone e sollecita interventi e soluzioni. Mi domando come sia potuto accadere un fatto simile, e l’urgenza della stessa convocazione è un aggravante rispetto a tutto questo”.

Anche Simona Rindi, presidente del CCN di Marina di Pisa esprime fortissima amarezza: “C’è una unica associazione a Marina di Pisa, un unico interlocutore e si chiama Confcommercio, non ci vuole la scienza di Marconi per capirlo. Il fatto è grave, anche perché sono state invitate privatamente solo alcune attività, dimenticandosene moltissime altre che hanno subito altrettanti e gravissimi danni e che stanno vivendo settimane tremende. Ed è questa la cosa che più ci amareggia, aver creato attività di serie A e attività di serie B, segnando una disparità che non ha alcuna ragione di essere. Di fronte al disastro, siamo tutte uguali e non è accettabile creare figli e figliastri”.

Per maggiori dettagli e informazioni:

Arianna Gherardeschi