Noi difendiamo e difenderemo fino in fondo il lavoro onesto e perbene di quarantaquattro operatori e dell’intero mercato storico del Duomo che è nato decenni prima del riconoscimento Unesco” – replica al manifesto degli intellettuali il presidente della Commissione Duomo di ConfcommercioPisa Roberto Tarabusi: “Tanto è vero che il riconoscimento è avvenuto lo stesso. Ci saremmo aspettati da loro una proposta ragionevole in vista di una soluzione che raggiungesse l’obiettivo di coniugare la pluralità degli interessi in gioco. Ed invece, con una rigidità assoluta, l’unica parola che sono stati in grado di pronunciare è stato un no drastico”.

Rincara la dose il presidente della Fiva Confcommercio Franco Palermo: “Che piaccia o non piaccia ai professoroni, le sentenze della magistratura vanno rispettate, come loro dovrebbero insegnare ai loro allievi. Il mercato del Duomo ha piena legittimità di sussistenza in piazza, come dimostrano persino le sentenze che le escludeva dal decreto Ronchey. Mi dispiace per loro, ma non saranno certo i professoroni fiorentini a decidere a tavolino sulla legittimità o meno della nostra presenza in piazza Duomo. Questo loro mettere le mani avanti, senza alcun tipo di discussione puzza di bruciato lontano un miglio e denuncia una povertà di argomenti davvero disarmante”.

Aspetto che alla lista di intellettuali e presunti tali si unisca anche lo straordinario comico della commedia sexy all’italiana e oggi rappresentante italiano nella Commissione Unesco, Lino Banfi” – afferma con ironia il referente ConfcommercioPisa Alessio Giovarruscio: “Sventolare la bandiera Unesco come uno spauracchio e una clava contro questi operatori commerciali non è un argomento degno di questi professori che ex cathedra pretendono di far girare il mondo a loro piacimento, peraltro secondo il cliché di un estetismo patinato e di maniera. Luoghi di culto e monumenti storici da sempre e a tutte le latitudini forniscono a pellegrini e turisti oggetti, icone, ricordi e souvenir attinenti al luogo simbolo. Fuori dal tempio, tuona roboante Eike Schmidt, senza indignarsi nemmeno per un istante che fuori dai musei ci sono proprio i cittadini, come dimostrano i dati disarmanti dei visitatori del museo di San Matteo e di Palazzo Reale, che in un anno raggiungono appena i paganti di una partita dei serie C. Cacciare con disprezzo il commercio senza discutere nuove modalità magari più autentiche e sostenibili, per rendere ancora fruibili i luoghi più pregiati, significa semplicemente cacciare la vita dalle nostre città. E, con la spinta degli intellettuali, decretarne l’inevitabile declino”.

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