A Cecina l’assemblea che riunisce gli stabilimenti delle province di Pisa, Livorno e Grosseto

Pisa, Livorno e Grosseto. I balneari della costa centro-meridionale della Toscana parleranno con una sola voce all’assemblea organizzata lunedì 6 dicembre alle 11 dal Sindacato Italiano Balneari e dalle Confcommercio di Pisa, Livorno e Grosseto al teatro Eduardo De Filippo di Cecina, a un mese dalla sentenza del Consiglio di Stato che mette a rischio il futuro degli stabilimenti balneari.

All’incontro, che vedrà la partecipazione di numerosi rappresentanti e imprenditori degli stabilimenti pisani, moderato dal direttore di Confcommercio Pisa e Livorno, Federico Pieragnoli, e dalla direttrice di Confcommercio Grosseto, Gabriella Orlando, parteciperanno il presidente nazionale del Sib Antonio Capacchione, la presidente regionale Sib Stefania Frandi, e i presidenti del Sib Confcommercio di Pisa, Livorno e Grosseto, rispettivamente Fabrizio Fontani, Alberto Nencetti e Daniele Avvento, oltre ad autorità di livello nazionale, regionale, provinciale e comunale.

“Un appuntamento che chiama a raccolta i balneari toscani per discutere e individuare le azioni da mettere in campo contro una sentenza che mette fortemente in discussione il futuro di 30mila imprese e di 1 milione di lavoratori tra diretti e indotto” afferma il direttore di Confcommercio Provincia di Pisa Federico Pieragnoli. “Il modello di accoglienza che caratterizza il nostro turismo balneare non può essere cancellato con un colpo di spugna e faremo di tutto per tutelare le centinaia di imprese a carattere familiare che lavorano sulle nostre coste”.

“Siamo davvero preoccupatissimi, ma pronti ad agire su tutti i fronti: quello giudiziario, quello politico e mobilitandoci attivamente per opporci a questa sentenza” ribadisce il presidente del Sib Confcommercio Pisa Fabrizio Fontani. “Solo sul litorale pisano contiamo 80 stabilimenti che danno lavoro a quasi mille addetti, e non possiamo permettere che sia la sentenza di un tribunale a decretare la fine di anni di investimenti, lavoro e sacrifici. Lo spirito della direttiva europea è quello di garantire concorrenza, e non di confiscare lavoro e concessioni a chi ci investe da anni. E’ bene chiarire che la sentenza del Consiglio di Stato non annulla in alcun modo il principio giuridico della Legge 145 Centinaio che non a caso aveva già sancito il principio di un fine data, stabilendo un tempo equo (10 anni) per dare un minimo di respiro e continuità ai concessionari. La sentenza non fa che invertire un numero: dal 2033 al 2023 generando in questo modo enormi difficoltà alla nostra categoria”.

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