Rigenerazione urbana e spazi di aggregazione fondamentali per una città di 50 mila studenti

Il presidente di Confcommercio Provincia di Pisa Stefano Maestri Accesi e il direttore Federico Pieragnoli in data giovedì 3 febbraio hanno incontrato il Prefetto di Pisa Maria Luisa d’Alessandro. Al centro del confronto le più urgenti questioni della sicurezza e della cosiddetta malamovida.

“Ringraziamo il Prefetto per la disponibilità e l’intenzione, che condividiamo, di affrontare globalmente il problema della movida in centro storico” – spiega il presidente Maestri Accesi: “Durante l’incontro abbiamo espresso alcuni punti della nostra posizione. Per una città universitaria e turistica come Pisa, la movida, quando ben organizzata, è un fattore positivo e un modello di convivialità dalla forte valenza attrattiva. Sano divertimento, benessere, socialità, sono tutti elementi fondamentali per dare valore ad un contesto storico unico come quello pisano. Ma questo è concretamente possibile, a condizione di coinvolgere effettivamente i locali e i pubblici esercizi della città, che nella stragrande maggioranza dei casi, con la loro semplice presenza, rappresentano un baluardo ai fenomeni di degrado e insicurezza”.

“C’è tutto il tema della rigenerazione urbana e degli spazi pubblici di una città con una popolazione universitaria di oltre 50 mila studenti” – sottolinea il direttore Pieragnoli: “Con il prefetto abbiamo condiviso la necessità di valorizzare al massimo la disponibilità di nuove aree urbane del centro da rigenerare e riqualificare come aree di aggregazione, in particolare, aggregazione giovanile. Un esempio su tutti: il Giardino Scotto, che in anni lontani è già stato luogo di musica e di intensa socialità”.

“La sicurezza si fa con le imprese e con i pubblici esercizi e non contro di loro, a suon di ordinanze penalizzanti” – concludono il presidente e il direttore di Confcommercio – “In passato i locali pisani hanno partecipato ad iniziative di sensibilizzazione sui temi dell’alcool, ad attività specifiche di collaborazione con le forze dell’ordine e persino a iniziative di autoregolamentazione. Nonostante due anni di pandemia e restrizioni di ogni tipo, con danni economici enormi, sappiamo che questa disponibilità alla collaborazione non è mai venuta meno”.

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