DPCM bocciato: Ancora una volta a pagare sono gli imprenditori

DPCM bocciato: Ancora una volta a pagare sono gli imprenditori

Il 77% dei contagi avviene in ambito domestico

Sicurezza al primo posto, ma l’ultimo DPCM emanato dal Governo non piace a Confcommercio Provincia di Pisa. Per il direttore Federico Pieragnoli si conferma il solito andazzo, per cui a pagare sono sempre le attività commerciali e le imprese: “Le restrizioni sono una mazzata non solo per i pubblici esercizi, bar, locali, ristoranti, ma per tutto il commercio in generale, con una serie di effetti a catena che è difficile calcolare in anticipo, ma le cui conseguenze sono certo disastrose. Già l’effetto annuncio di chiusura dei giorni scorsi ha avuto come prima conseguenza quello di ridurre ulteriormente gli incassi. La chiusura dei locali alle 24 è un provvedimento che non ha senso, anche perché se posso stare seduto in un locale, con il rispetto del distanziamento, dalle 23 alle 24, non si capisce perché non posso starci dalle 24 alle 1”.

“Per sostenere i consumi, aspettative e fiducia sono ingredienti fondamentali: alimentare la preoccupazione e inasprire oltre una certa ragionevole soglia le misure restrittive, significa peggiorare ulteriormente un quadro economico già difficilissimo. Veniamo da un prolungato lockdown che ha lasciato sul terreno migliaia di imprese, e un quadro di fiducia in cui quasi sei famiglie su dieci temono di perdere il posto di lavoro e un 26% di esse ha dovuto sospendere l’attività. Per non parlare dei consumi, in crollo verticale del -8% e con prospettive ancora peggiori”.

Convivere seriamente e non a slogan con il virus vuol dire coniugare insieme sicurezza sanitaria, lavoro e libertà di impresa. La stragrande maggioranza degli imprenditori ha investito in questi mesi migliaia di euro per garantire al massimo la sicurezza dei clienti, negozi e locali sono luoghi sicuri, come conferma l’Istituto Superiore di Sanità secondo cui il 77% dei contagi avviene in ambito domestico. E allora, continuare a stringere la morsa sulle imprese è non solo ingiusto, ma anche controproducente” – conclude il direttore.

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