Emergenza Buoni Pasto, commissioni alle stelle: “Così il sistema rischia di saltare”

I buoni pasto potrebbero non essere più buoni al via una campagna di sensibilizzazione sui clienti

A rimetterci sono tutte le attività commerciali che accettano i buoni pasto, oltre ai dipendenti pubblici e privati che pranzano grazie a questo sistema. Quella dei buoni pasto è una vera e propria emergenza a livello nazionale, che non risparmia bar, ristoranti e supermercati di Pisa e provincia.

Nell’occhio del ciclone ci sono le commissioni che i commercianti sono costretti a pagare su ogni singolo buono pasto. Dall’inizio dell’anno, in seguito alla nuova gara bandita da Consip per la fornitura del servizio alla pubblica amministrazione, la percentuale delle commissioni sono più che triplicate, schizzando dal 6% al 19,75% per le attività di Pisa e provincia, e che in alcuni casi in Italia arrivano a superare il 20%. A Pisa l’allarme è partito da alcune attività commerciali della zona della Sapienza, che hanno notato subito le conseguenze dell’aumento, considerati i tanti dipendenti dell’Università di Pisa che usano i buoni pasto per pranzare nei locali della Sapienza e zone limitrofe.

“È un aumento che non possiamo accettare nella maniera più assoluta, che va a colpire chi ogni giorno lavora nel pieno rispetto delle regole e offre un servizio ai tantissimi dipendenti che utilizzano i buoni pasto” – commenta il direttore di Confcommercio Provincia di Pisa Federico Pieragnoli.

“Bar e ristoranti offrono un servizio a condizioni assurde, praticamente rimettendoci: per ogni 10 euro spesi con i buoni pasto alle attività commerciali ne vengono rimborsati solo 8, e spesso in grave ritardo” – ribadisce Pieragnoli. “É chiaro che così non è possibile andare avanti, e se non ci sarà un’inversione di rotta immediata l’intero sistema rischia di collassare”.

Confcommercio Provincia di Pisa ha deciso così di lanciare una campagna di sensibilizzazione per informare adeguatamente i clienti dei pubblici esercizi e renderli edotti su quella che è la situazione reale, attraverso la distribuzione capillare di un volantino #buonipastononpiùbuoni.

“Non possono essere le imprese e i negozianti a pagare sulla propria pelle il risultato di bandi che vengono effettuati sempre al massimo ribasso. Dobbiamo agire per fare in modo che vengano ristabilite condizioni eque e dignitose per le attività commerciali. Confcommercio ha scritto al Ministro dello Sviluppo Economico e al Ministro del Lavoro, chiedendo di rivedere l’intero sistema con l’obiettivo di garantire il rispetto del valore nominale dei buoni pasto lungo tutta la filiera, mentre per quanto ci riguarda vogliamo mettere a conoscenza i clienti delle nostre imprese di chi sono le responsabilità di questa inaccettabile situazione” – conclude Pieragnoli.

Lorenzo Lazzerini

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