Si moltiplicano le preoccupazioni sulle sostanze che gli utensili da cucina in plastica possono rilasciare. Colorate, pratiche ed economiche le materie plastiche sono presenti nelle nostre cucine in mille forme, ci sono gli stampi per dolci in silicone, i mestoli e le schiumarole in nylon, e anche la melamina utilizzata per ciotole, piatti e vasellame spesso destinato ai bambini. Da qualche anno però si moltiplicano le preoccupazioni sulle sostanze che questi utensili possono rilasciare, in particolare a determinate condizioni, per esempio quando sono esposti al calore o all’usura. Stiamo parlando delle “ammine aromatiche” o “materie organiche volatili libere”, un’espressione che può nascondere una sostanza tossica come la formaldeide.

In passato, ci sono state spesso denunce che riguardavano emissioni preoccupanti, riscontrate in teglie in silicone e, soprattutto in articoli provenienti da paesi extra europei, tanto che dal 2011 la Commissione Europea ha imposto per alcuni di questi materiali utilizzati negli oggetti per la cucina – melamina e poliammide – misure molto severe e un programma di costanti controlli a campione. Il settore però non è ancora pienamente regolamentato: per quanto riguarda il silicone, ad esempio, mancano norme europee specifiche, e in alcuni paesi, tra cui l’Italia, anche una legislazione nazionale.

Come regolarsi, dunque? In realtà sembra impossibile evitare del tutto il trasferimento di materie organiche da questi prodotti al cibo, anche se generalmente si tratta di quantità di gran lunga inferiori alle soglie di rischio. In Europa la materia è normata dal regolamento europeo sulle materie plastiche Reg. CE n. 10/2011 che impone limiti di migrazione specifica per più di 930 sostanze. Si tratta di una lista positiva, in altre parole vuol dire che solo queste sostanze sono autorizzate.

Regole generali: Tutti i materiali e gli oggetti destinati ad entrare in contatto con gli alimenti i cosiddetti MOCA (piatti, bicchieri, posate, bottiglie, coltelli da lavoro, carta da incarto, imballaggi etc.) devono essere conformi alle norme produttive comunitarie (Regolamento CE n. 1935/2004). Per dimostrare la conformità dei materiali ed oggetti destinati a venire in contatto con gli alimenti e’ necessario farsi rilasciare dai produttori o dai rivenditori una dichiarazione scritta che attesti la conformità di tali materiali alle buone pratiche di fabbricazione nel rispetto del suddetto regolamento CE (dichiarazione di conformità).

Fonte: Il Fatto Alimentare

Se hai dubbi o vuoi chiarimenti in proposito, oppure se gestisci un’attività alimentare e hai bisogno di una consulenza in materia di igiene alimentare, non esitare, contatta l’Ufficio di Igiene di Confcommercio Pisa, avrai a disposizione i nostri tecnici che sapranno rispondere alle tue domande!

 

Condividi la notizia:
error