Confcommercio: “Ennesima mazzata su imprese e famiglie”.

Stop alla tregua estiva. Inesorabile, il fisco riparte e batte cassa. Al ritmo di una al mese, sono circa 4 milioni le cartelle esattoriali indirizzate ai contribuenti italiani da settembre fino alla fine dell’anno. “Ecco servita l’ennesima mazzata del fisco contro imprese, famiglie e partite Iva” – commenta amaro il direttore di Confcommercio Provincia di Pisa Federico Pieragnoli: “In una situazione d’emergenza come quella attuale è letteralmente una pazzia, un’autentica sciagura che si aggiunge al super rincaro di bollette per luce e gas, inflazione a due cifre, rincari triplicati di materie prime, guerra e riarmo in Europa, effetti devastanti della pandemia tutt’altro che riassorbiti. Ci aspettiamo che il Governo in carica blocchi immediatamente questa operazione e che il prossimo esecutivo proceda alla rottamazione delle vecchie cartelle non riscosse, svuotando il magazzino degli arretrati”.
Nella pancia dell’ente di riscossione si sono accumulate in oltre vent’anni circa 140 milioni di carelle esattoriali, 240 milioni di crediti da riscuotere, 3 milioni di partite Iva e 16 milioni di contribuenti iscritti a ruolo” – aggiunge il direttore Pieragnoli: “Sono numeri stratosferici che dimostrano l’assoluta necessità di raggiungere una pace fiscale tra Stato, imprese e cittadini, che consenta di recuperare quanto possibile, ma soprattutto di ripartire con un nuovo rapporto, basato su buonsenso, fiducia e spirito di collaborazione”.
La richiesta di Confcommercio è quella di una “immediata moratoria delle cartelle esattoriali, perché se un imprenditore non poteva pagare prima del Covid e della guerra in Ucraina, è impensabile che lo possa fare oggi. Nell’anno in corso, le imprese impegnate a lottare contro il rischio concreto di chiusura e a salvaguardare migliaia posti di lavoro, spenderanno in energia 24 miliardi di euro, più del doppio rispetto all’anno precedente, con aumenti che hanno raggiunto punte del 122% per l’elettricità e del 154% per il gas. Con i costi in continuo aumento e a parità di ricavi gli imprenditori non guadagnano e si trovano davanti a scelte dolorose. Alla fine non si capisce come e con quali soldi potrebbero pagare queste cartelle esattoriali”.

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