“Ben venga l’istituzione di un albo delle imprese storiche per promuoverle e valorizzarle, ma considerando le attuali difficoltà del commercio al dettaglio eviterei toni eccessivamente trionfalistici. È solo il primo passo di un cammino che deve avere l’obiettivo di garantire il futuro di attività, negozi, botteghe, bar e locali che hanno fatto e stanno facendo la storia delle nostre città e dei nostri borghi”. Il direttore di Confcommercio Provincia di Pisa e Confcommercio Provincia di Livorno Federico Pieragnoli ha le idee chiare sulla strada da intraprendere per sostenere le imprese storiche del territorio.

“La fiscalità nazionale e locale continua purtroppo a rappresentare un fardello troppo pesante per le imprese del commercio, del turismo e dei servizi. L’introduzione dell’albo è un segnale incoraggiante, ma rischia di essere solo una goccia nel mare se non accompagnata da una serie di interventi puntuali e ormai non più rinviabili che possano garantire la sostenibilità economica delle attività più longeve: deducibilità sui costi di affitto, abbattimento delle aliquote fiscali, drastica riduzione delle imposte locali, come Imu, Tari, Cosap, oltre a incentivi per le nuove aperture e sgravi per quelle esistenti, sostegni per l’imprenditoria giovanile e le imprese femminili.

“Per quanto di loro competenza” prosegue Pieragnoli “le amministrazioni possono e devono usare tutte le misure a disposizione per ridurre davvero il carico fiscale che grava sulle imprese, a partire da quei negozi che possiamo considerare a tutti gli effetti baluardi di socialità e aggregazione, gestiti con passione e sacrificio da generazioni di commercianti e imprenditori”.

“A tal fine, chiediamo a tutte le amministrazioni locali l’apertura di tavoli straordinari di concertazione, per affrontare seriamente l’emergenza desertificazione. I negozi di vicinato rappresentano un patrimonio economico, culturale e di relazioni inestimabile. Non svolgono solamente un’attività commerciale, ma anche un fondamentale presidio di socialità per le nostre strade e le nostre piazze. Stiamo parlando di realtà che per sopravvivere non possono prescindere da significativi aiuti economici e da una seria e fattiva politica di sgravi e incentivi”.

“Serve un deciso cambio di rotta e di mentalità da parte delle istituzioni se vogliamo scongiurare la definitiva desertificazione commerciale purtroppo già in atto che priva le città di servizi fondamentali e dei necessari standard di qualità, con l’effetto negativo di minare la vivibilità, la sicurezza e l’attrattività dei nostri centri. Non c’è più tempo da perdere, questo è il momento di agire se vogliamo vedere ancora negozi, botteghe e locali con saracinesche alzate, porte aperte e insegne e illuminate nei prossimi anni”.