Disparità inaccettabili e scarsa trasparenza. Tra i capoluoghi di regione Pisa spicca come costo pro capite, qualità del servizio e raccolta differenziata

La tassa rifiuti TARI continua a rappresentare per le imprese del nostro territorio un peso insostenibile e spesso ingiustificato, se si considerano le iniquità che lo caratterizzano. Dai dati raccolti dal portale Confcommercio www.osservatoriotasselocali.it si conferma il peso eccessivo della Tassa sui rifiuti pagata da cittadini e imprese nonostante l’emergenza da Covid-19 abbia obbligato molte attività a chiudere e nonostante si sia registrata nel 2020 una contrazione del Pil di quasi 9 punti percentuali, con conseguente riduzione di consumi e di rifiuti. A livello nazionale è stato quantificato un calo di più di 5 milioni di tonnellate di rifiuti, pari al 15% in meno rispetto all’anno precedente, calo che, in ogni caso, assorbe anche la produzione di dispositivi anti Covid (sostanzialmente mascherine) trattati come rifiuti indifferenziati. Nonostante questo calo della produzione dei rifiuti, l’ammontare complessivo della Tari è rimasto elevato attestandosi, nel 2020, su valori analoghi a quelli del 2019 (circa 9,73 miliardi di euro).

Disparità inaccettabili – Per il direttore di Confcommercio Federico Pieragnoli “esistono divari di costo importanti tra medesime categorie economiche, sempre a parità di condizioni, nella stessa provincia e in province della stessa regione, con un effetto arlecchino che genera disparità inaccettabili. E molti comuni continuano a registrare una spesa superiore rispetto ai propri fabbisogni, generando uno spreco che ricade su famiglie e imprese. Su questo punto, invochiamo maggiore trasparenza e omogeneità sui costi reali di questo tipo di servizio”.

Tari costosa per BAR e Pasticcerie – Le tariffe toscane sono superiori alla media nazionale in quasi tutti i settori, con un record quando si parla di bar, caffè, pasticcerie. I baristi toscani, infatti, pagano una tariffa sui rifiuti più alta rispetto ai colleghi di tutte le altre regioni: una media di quasi 26 euro al metro quadrato, superiore di dieci euro rispetto al dato nazionale di 16. Sul fronte “ristorazione” Pistoia è la provincia più cara: ristoranti, trattorie, osterie, pizzerie, mense, pub, birrerie lì pagano per la Tari una media di 37,3 euro a metro quadrato, contro le 35,5 di Livorno, 27,42 di Pisa, e le 26,9 di Firenze. A pagare meno sono i ristoratori di Arezzo e Grosseto, che pagano meno di un terzo dei colleghi pistoiesi (rispettivamente una media di 14,7 e 13,5 euro al metro quadrato). Bar, caffè e pasticcerie toscane pagano di più a Livorno (29,4 euro) e Pistoia (26,7). Seguono Firenze (20), Pisa (19,87) e le altre province, va un po’ meglio per i baristi grossetani e aretini, con una media di 10 euro a metro quadrato.

Tari nei capoluoghi di Provincia – Pisa prevede di incassare nei prossimi tre anni 27 milioni di euro di Tari e si colloca al terzo posto tra i capoluoghi di provincia dopo Firenze (96 milioni di euro) e Livorno (38 milioni di euro). Se si analizza la media di spesa pro capite, però, Firenze scende al quarto posto con un importo di 251,16 euro a testa, preceduta da Pisa, in testa alla

classifica con una spesa media di 298 euro, Siena con 273,70 euro, Lucca con 258,34 e Massa con 254,05.

Capoluoghi più virtuosi. Pisa seconda – La provincia toscana più virtuosa per quantità di servizi erogati è Lucca (9), seguita a distanza da Pisa (7), Firenze (5) e, al quarto posto a pari merito (4), da Arezzo, Grosseto, Livorno, Pistoia e Siena. Fanalino di coda Massa Carrara (3). E non è un caso se proprio Lucca registra anche la percentuale più alta di raccolta differenziata: 63,41%, contro una media regionale ferma al 40,54%. Pisa è seconda con il 59.7% davanti Firenze con il 46,35%. Seguono Livorno con 39,37%, Siena 38,46%, Pistoia e Arezzo con il 37%, Grosseto 35,28%. In ultima posizione ancora Massa Carrara con la percentuale più bassa di raccolta differenziata: 27,21%.

I comuni della Provincia di Pisa – Proprio il 2020 avrebbe dovuto rappresentare l’anno della svolta. L’ARERA, l’autorità che ha assunto funzioni di regolazione e controllo in materia di rifiuti urbani, aveva infatti stabilito che nel corso del 2020 sarebbe dovuta diventare operativa l’adozione del Metodo Tariffario Rifiuti (MTR) incentrato sulla trasparenza e sull’efficienza dei costi del servizio di raccolta dei rifiuti urbani, che avrebbe dovuto generare un abbattimento delle tariffe. Nella realtà, solo il 21% dei Comuni ha recepito il nuovo Metodo Tariffario Rifiuti di ARERA. In Toscana lo hanno fatto Massa e Carrara, dove, per esempio, negozi di abbigliamento e calzature hanno visto diminuire del 50% la parte variabile della tariffa, ma in generale, nei Comuni che hanno impostato il nuovo metodo tariffario ARERA non si sono registrate le contrazioni della spesa attese né un efficientamento dei costi. E a poco è servita la decisione di alcune Amministrazioni Comunali di non ritoccare al rialzo le tariffe, visto il quadro critico dell’economia” – aggiunge il direttore di Confcommercio, che sottolinea come “per fortuna, anche su nostra sollecitazione, comprendendo le difficoltà oggettive in cui versavano molte imprese, non pochi comuni della provincia di Pisa hanno bloccato le tariffe o applicato riduzioni per le categorie più colpite da un calo consistente di fatturato, ma è chiaro che pur apprezzando questi interventi, non si è trattato di interventi decisivi. Inutile girarci intorno: servono ora più che mai misure emergenziali, visto il perdurare della diffusione epidemiologica da Covid-19. Per questo chiediamo che siano esentate dal pagamento della Tassa tutte quelle imprese che, anche nel 2021, sono e saranno costrette a chiusure dell’attività o a riduzioni di orario. Analoghe misure dovranno essere riconosciute in favore di tutte le altre imprese che, pur rimanendo in esercizio, registreranno comunque un calo del fatturato – e, quindi, dei rifiuti prodotti – a causa della contrazione dei consumi”.

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