A rischio la produzione di pane artigianale: “Intervenire subito o tra 60 giorni dovremmo chiudere”

Senza interventi concreti per fronteggiare il caro energia il pane artigianale rischia di sparire dalle nostre tavole ben prima delle feste di Natale. “Un conto alla rovescia che mette in serio pericolo la tenuta del settore, in un contesto drammatico che vede moltissimi negozi, locali e strutture ricettive pagare più del doppio rispetto all’anno precedente, con aumenti che hanno raggiunto punte del 122% per l’elettricità e del 154% per il gas” afferma il direttore di Confcommercio Provincia di Pisa Federico Pieragnoli. “Un’emergenza che non risparmia i panificatori e che da qui al prossimo anno potrebbe portare alla chiusura di 1.350 imprese del settore in Italia, con una perdita stimata di 5.300 posti di lavoro. A causa dell’aumento incontrollato delle utenze di gas ed energia tra un paio di mesi il pane artigianale rischia veramente di sparire dalle nostre tavole, lasciando spazio solo ai prodotti dei grandi gruppi industriali”.

“Significherebbe buttare all’aria un patrimonio ultrasecolare di conoscenze, professionalità e artigianalità che hanno reso il pane artigianale un prodotto di eccellenza del nostro paese e privare i consumatori di uno straordinario punto di riferimento per le nostre comunità”.

“Sessanta giorni, questo è il tempo limite che abbiamo per mandare avanti le nostre attività” l’annuncio pieno di amarezza del delegato Assipan Confcommercio Pisa Maurizio Figuccia. “Tenere aperto a queste condizioni è anti-economico, le utenze sono quadruplicate per le attività di panificazione e in pratica stiamo lavorando per pagare le bollette. Senza aiuti alle imprese o interventi strutturali per limitare l’impatto della crisi energetica non ce la faremo a sopravvivere”.

Le richieste al Governo sono quelle di “un immediato inserimento delle imprese di panificazione tra quelle energivore, applicare un adeguato e tempestivo credito d’imposta che compensi gli aumenti dei costi dell’energia e un tetto massimo a questi costi, come già hanno fatto altri paesi europei come Spagna e Portogallo. In linea generale occorre procedere alla revisione della fissazione dei prezzi del gas sul mercato Ttf e valutare la possibilità di praticare prezzi del gas legati ai contratti di fornitura, oltre a riconsiderare l’attivazione della moratoria sui finanziamenti in essere per un periodo di almeno 12 mesi, come già avvenuto in piena pandemia”.

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