Diffusi i risultati del nono Osservatorio sulla demografia d’impresa nelle città italiane, dai centri alle periferie, realizzato a livello nazionale da Confcommercio con il contributo del Centro Studi delle Camere di Commercio G. Tagliacarne

Sono 304 i negozi al dettaglio chiusi a Pisa negli ultimi dieci anni e mezzo, il 24% in meno rispetto al 2012, con una media di 28 attività perse ogni anno, mentre il centro storico tiene mantenendo invariato il suo numero di imprese con 132 attività di commercio al dettaglio registrate. Preoccupante il calo delle attività ambulanti (-38% dal 2012 al 2023), media e grande distribuzione (- 40%) e negozi di tessili, prodotti per la casa e ferramenta (- 36%), mentre aumentano alberghi e servizi di alloggio (+ 35%) e tiene la ristorazione, che pur perdendo il 12% in centro storico dal 2019 (periodo pre Covid), vede il 10% delle attività in più rispetto al 2012, mentre soffrono i bar, calati del 22% sull’intero territorio comunale negli ultimi 10 anni.

È quanto emerge dalla nona edizione dell’Osservatorio sulla demografia d’impresa delle città italiane realizzato a livello nazionale da Confcommercio con il contributo del Centro Studi delle Camere di Commercio G. Tagliacarne, che ha fornito i dati sui quali si è sviluppato lo studio.

Non possiamo essere lasciati soli ad affrontare quel virus cronico e virulento che attacca le nostre città e che prende il nome di desertificazione” – attacca il direttore di Confcommercio Provincia di Pisa Federico Pieragnoli: “Purtroppo questi dati non ci sorprendono affatto, visto che il termometro della febbre è ai massimi livelli da almeno un decennio. Siamo di fronte al conclamato fallimento della politica, che ci ha lasciati soli a combattere contro le grandi piattaforme globali dell’online, che non pagano tasse e impoveriscono città e paesi dei nostri territori, drenando risorse che non investono qui. Il commercio di vicinato, contrariamente ad altre realtà produttive del nostro paese, che prendono fiumi di soldi statali, delocalizzano e licenziano le persone, non riceve aiuti e sostegni, e di fronte alle cosiddette liberalizzazioni selvagge e senza regole, non possono che soccombere, a detrimento dei servizi, della vivibilità, della sicurezza e dell’attrattività delle nostre città. Pisa conferma che le maggiori criticità si registrano soprattutto in periferia, mentre almeno quantitativamente il centro storico tiene, anche se complessivamente la riduzione del commercio al dettaglio segna un arretramento del -24% rispetto al 2012, con un -21% dei negozi tradizionali. Al contempo è drammatica la situazione del commercio ambulante, con punte del -50%, mentre a risollevare le sorti si conferma il comparto turistico e dell’accoglienza, con tendenze in crescita di lungo corso, anche se il comparto dei bar mostra una progressiva flessione. Senza aiuti e sostegni concreti, le insegne delle nostre città sono destinate a spegnersi definitivamente”.

Il calo più forte nella città di Pisa ha interessato proprio i titolari di attività di commercio al dettaglio ambulante: dalle 211 imprese del 2012 sono 131 le attività regeistrate al giugno 2023. Saldo negativo anche per la media e grande distribuzione, che perde 28 attività in dieci anni, per i negozi al dettaglio di alimentari e bevande, che scendono dai 146 del 2012 ai 125 del 2023, e il comparto dei prodotti non alimentari (settore moda, calzature e abbigliamento, profumerie, piante e fiori, gioiellerie, ottica e fotogrfia) che registra un -21% passando dalle 390 attività del 2012 alle 306 del 2023. In dieci anni la città ha perso il 24% del commercio al dettaglio, il 16 % negli ultimi tre anni e mezzo, dal 2019 al giugno 2023.

Se il saldo complessivo per le attività del centro storico è pressochè invariato per la maggior parte dei settori, le altre zone della città a macchia di leopardo e le periferie soffrono maggiormente, in un contesto che lontano dal centro vede un crollo dei negozi alimentari e bevande, scesi dai 62 del 2012 ai 34 del 2023 (- 45%), i negozi classificati come articoli ricreativi e culturali (libri, giochi e articoli sportivi), passati da 135 a 84 (- 37%), i negozi di tessili, prodotti per la casa e ferramenta, da 80 a 52 (- 35%).

Segnali positivi arrivano invece dal comparto dell’accoglienza (alberghi, bar e ristoranti), che perde comunque il 6% rispetto al 2019, ultimo anno prepandemia, ma rispetto a 10 anni fa registrare 912 attività rispetto alle 864 del 2012. A fare la parte del leone gli alberghi e i servizi di alloggio, (+ 35%), e i ristoranti (+ 9%), nonostante la flessione delle attività di ristorazione rispetto al 2019 (- 4%), mentre diminuisce progressivamente il numero dei bar, passati dai 290 del 2012 ai 225 del 2023 (- 22%).