L’ Ispettorato Centrale della Tutela della Qualità e Repressione Frodi dei Prodotti Agro-Alimentari (ICQRF) ha iniziato una campagna di sensibilizzazione sulla filiera del tartufo che sarà prossima ai controlli ispettivi da parte degli Enti preposti. Oggetto dei controlli saranno proprio i ristoratori che acquistano il prezioso tubero che, come tutti gli altri alimenti, deve sottostare ai Regolamenti Comunitari in materia di Sicurezza (Reg. CE n. 178/02) e Igiene (Reg. CE n. 852/04). Dato che ultimamente ci sono state segnalazioni sul commercio di “finti” tartufi (che in realtà erano terfezie, tuberi ipogei molti simili al tartufo) o carenze sulla provenienza e la zona di raccolta, è opportuno fare chiarezza.

Il cavatore, riconosciuto come operatore del settore primario, assolve all’art. 6 del Reg. CE n. 852/04, pertanto non deve fare la SCIA sanitaria al SUAP competente, ma deve sottoporsi ad un esame per l’accertamento della sua idoneità, a seguito del quale viene rilasciato un tesserino di abilitazione alla ricerca e alla raccolta. Il cavatore può vendere direttamente al ristoratore, garantendo la rintracciabilità del prodotto e il rispetto della filiera, in ottemperanza al REG. CE n. 178/02, fornendo, in sede di vendita, un documento che attesti il peso, la specie botanica acquistata, la zona di raccolta del prodotto, oltre alle informazioni anagrafiche/aziendali che permettano di identificare il venditore. Si ricorda che, le specie riconosciute (secondo la Legge Regionale 11 aprile 1995, n. 50) sono 9:

1) Tuber magnatum Pico, detto volgarmente tartufo bianco;

2) Tuber Melanosporum Vitt, detto volgarmente tartufo nero pregiato;

3) Tuber brumale var. moschatum De Ferry, detto volgarmente tartufo moscato;

4) Tuber aestivum Vitt., detto volgarmente tartufo d’estate o scorzone;

5) Tuber uncinatum Chatin, detto volgarmente tartufo uncinato;

6) Tuber brumale Vitt., detto volgarmente tartufo nero d’inverno o trifola nera;

7) Tuber Borchii Vitt. o Tuber albidium Pico, detto volgarmente bianchetto o marzuolo;

8) Tuber macrosporum Vitt., detto volgarmente tartufo nero liscio;

9)Tuber mesentericum Vitt., detto volgarmente tartufo nero ordinario.

Mentre le aree geografiche di raccolta sono 5:

a) tartufo toscano bianco del Casentino;

b) tartufo toscano bianco delle Colline Sanminiatesi;

c) tartufo toscano bianco delle Crete Senesi;

d) tartufo toscano bianco del Mugello;

e) tartufo toscano bianco della Val Tiberina.

In conclusione, il documento di rintracciabilità, nel rispetto della filiera del tartufo, deve contenere almeno i seguenti elementi:

  1. Nome e Cognome del cedente, indirizzo di residenza, codice fiscale,

  2. N. di tesserino regionale (il possesso del tesserino assolve all’obbligo di notifica dell’attività alle Autorità competenti di cui all’art. 6 comma 2 del Regolamento (CE) 852/2004 ) o n° SCIA se professionista

  3. Data di cessione

  4. Ragione sociale dell’acquirente, sede dello stabilimento, N. di registrazione (SCIA)

  5. Nome scientifico del tartufo ceduto

  6. Quantitativo espresso in grammi dei tartufi ceduti

  7. Data

  8. Zona di raccolta

  9. Firme del cedente e dell’acquirente.

 

Contattaci! L’Ufficio di Igiene di Confcommercio Pisa è a tua disposizione per approfondimenti e chiarimenti:

Dr.ssa Azzurra Lami 0507846604 a.lami@confcommerciopisa.it

Dr. Gianni Salvadori 0507846605 haccp@confcommerciopisa.it

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